top of page
Piedi sulla sabbia

LA NOSTRA STORIA

Finding Inspiration in Every Turn

“Oh, sapevo che non mi avresti deluso, Giulia lui è Vincenzo, Vincenzo, lei è Giulia”. 

Gli occhi si videro per la prima volta e avanzarono confusi e galoppanti....

Giulia restò come sospesa prima di un salto, cercò di lanciare qualche sguardo per aggrapparsi dall’altra parte delle sue parole e in quel momento di vertigine sentì la mano dell’amica sulla sua spalla. La spingeva oltre la porta del bar mentre con l’altra impugnava il telefono. “Su ragazza, muoviti, poi per strada ne parliamo.”

Gli occhi continuarono a studiarsi, gli zaini pesavano un po' di meno. “Sì Celeste, ci sono, stai calma”. “Bacchetta anche te, l'ufficiale?". Lui le sorrise e le si spostò a fianco, l’accarezzò lentamente lo stesso buon odore, Giulia ci appoggiò per un secondo il volto. “No, la faccio solo illudere di avermi sotto controllo”. L’espressione di lui si fece naturalmente accogliente ma subito dopo si richiuse su sé stesso come se si fosse pentito di essersi lasciato troppo andare. “Attenti voi, guardate che vi sento.” Celeste sorrideva mente le sue spalle dettavano un ritmo deciso. Vincenzo e Giulia la seguivano, come alunni in gita scolastica, certi che alla meta penserà la maestra e a loro toccherà solo la parte di allietare il viaggio senza essere eccessivamente ripresi.

Le nostre esperienze

Una temperata voglia di punzecchiarlo saliva nella voce di Giulia e non se la fece scappare. “Dunque saresti tu, il famoso Vincenzo?”. “Non dirgli così che poi si monta la testa”, pronunciò Celeste come un narratore fuori campo. “Eh brava Celeste che parla di me!” Vincenzo rallentava il passo come a volersi rannicchiare in quel momento. Giulia accelerava per togliersi da quell’imbarazzo che inspiegabilmente la stava assalendo, copriva quella timidezza sotto strati di teatro ed entrava in scena sempre più agguerrita. “So solo che sei gentile e fai meccanica. Ma ho seri dubbi sulla prima.” Vincenzo si sentì pervaso da una vampata di curiosità. “Simpatica la ragazza, ma dove l'hai trovata?!” Celeste sospirò: “Eh lunga storia, diciamo che si è fatta trovare e io ci sono cascata”. “Avrai avuto le tue buone ragioni“ replicò il ragazzo mentre iniziava a scrutarla sempre più approfonditamente come fosse un complicato ingranaggio, una matassa da sbrogliare. “Ma fammi capire, perché la ragazza dice che le servo?”. Il polso disegnò forme nell'aria e il riflesso dell’orologio fece riemergere Giulia da una breve apnea.  “Eh, anche questa una storia abbastanza lunga e non finisce nemmeno bene…anzi per me non è ancora finita.”

Le gite fuori porta e fuori rotta

Vincenzo sentì la malinconia della ragazza planare su di lui come a risvegliare la sua stessa tristezza ma prima che potesse condividerla si affrettò a coprirla sotto strati di sarcasmo. “Facciamo finta che tu non abbia voglia di raccontarla, perché io non ho voglia di sentirla. Dunque, io, ti servo?”.  “Sissignore, Mi servi.“ Giulia alzò il mento con il fare più fiero che riuscì a improvvisare. “Caspita, diretta, la ragazza” lo sussurrò con un sorriso bagnato di malizia. Giulia non ebbe paura di intercettarlo: “Il mio ex frequenta il tuo stesso corso. L’ho lasciato io ma ora me ne sono pentita e Celeste ha detto che puoi farmi da Cupido”. Vincenzo inarcò un sopracciglio e lasciò l’altro in attesa. “Posso pure farlo ma quando una cosa è rotta è rotta. Lascia perdere e trovatene un altro.” Giulia alzò il tono di voce per farsi sentire dall’amica. “Sapevo che oggi avrei perso tempo!” “Mah sì le ho detto che potevo dirti gli orari delle lezioni, intercettarlo di vista e creare situazioni alle feste, ma tanto se lo hai lasciato un motivo ci deve essere, insistere non porta a nulla“. "E allora cosa dovrei fare, rimanere con il dubbio? E se lui fosse la persona della mia vita?!”. Le gote della ragazza avevano cambiato colore.

La nostra quotidianità

​​“E come è la persona della tua vita, sentiamo.” “Quella che voglio dire si vede, ha quel qualcosa di...giusto, inspiegabilmente magico, come nelle favole ma nella realtà, insomma il tuo marito ideale.” “Ahahah, ma vaffanculo. ““Come hai detto scusa?!” “Niente lascia stare”. “Ah, ma vaffanculo pure te”. “Io entro e vi lascio perdere” Celeste approfittò del momento per nascondersi dentro il panificio. Vincenzo tornò all’attacco “Mah sì Giù a parte che le favole non esistono, e poi se fosse stato davvero questo ideale mica lo avresti lasciato, lo stai raccontando a te stessa perché ora ti senti sola e perché così a naso sei un’ inguaribile romantica. Io al momento sono con la mia persona ideale e non mi verrebbe mai in mente di lasciarla.” “E cosa ha questa persona ideale, sentiamo?" “Mah tanto per cominciare non rompe come stai facendo tu in questo momento” ”Ah, mamma mia che perdita non essere la tua moglie ideale”. “Davvero, non sai cosa ti perdi!” ” Vai tranquillo che vivo serena lo stesso.“ “Mi sembri tutto meno che serena!” “Infatti, mi correggo, lo ero due minuti fa prima di incontrarti”.

Celeste uscì con addosso il profumo della pizza calda e riiniziò a marciare, questa volta tra due fuochi.  “Ma come si ferma? Ha un interruttore da spegnere questa tua amica?” “Dai Vince, porta pazienza, la ragazza è scossa e innamorata, appena la aiuti vedi che si calma. “ “E va bene su dai Giulie, facciamo pace, domani vieni all’ uscita di lezione che organizziamo qualcosa, se vuoi questo è il mio numero così puoi farmi tutti i promemoria che vuoi, sono a tua completa disposizione, usami con cura.” Vincenzo le tese la mano in attesa di una stretta, Giulia sospirò e la raggiunse.

Era tiepida e avvolgente. Ci si sarebbe trattenuta ma la lasciò per prima per non farglielo intuire. “Ok, ma devi riuscirci in massimo sei mesi.” “Fidati che ci riesco in molto meno, basta che mi ascolti e non fai di testa tua. Hai tutte le carte per farlo cadere ai tuoi piedi ma devi lanciarle con il giusto ordine, è come nel Burraco.” “Come cosa, scusa?” “Oh, ma seriamente questa dove l’hai trovata?!” “Dai su fate pace. Vi piaccio quindi per la proprietà transitiva dovete piacervi”. Celeste sorrise, li vide che si vedevano. Vincenzo fece per mettere istintivamente il suo braccio attorno alla sagoma di Giulia ma un’insolita timidezza lo bloccò. “Dai, prima o poi te lo insegno tanto ne avremo di tempo da passare insieme”. Lo disse sereno, con voce ferma. “Assolutamente, anche se quello di oggi è bello che finito, quella è la mia corsa verso casa!”.

Gli occhi sfoderarono un ultimo sorriso e la chioma riccia iniziò ad ondeggiare in una folle corsa verso la fermata. La bocca di Vincenzo si ammorbidì seguendo il suo profilo che si allontanava e all'improvviso iniziò a gridare inspiegabilmente:

“La pizza, prendine un pezzo!” Giulia si girò di scatto e lo vide. Erano mesi che non si fermava ad osservare. Giacchetto, blu. Occhi, nocciola. Denti, bianchissimi. Corse indietro più forte che potesse e prese tutta la pizza, non un pezzo e poi di nuovo si lanciò in avanti, sventolandola per far fermare il tram. 

Vincenzo la seguì attraversare il finestrino e accomodarsi sul seggiolino di legno come un vento che si placa, una mano a dare una forma a quella nube fantasiosa di boccoli e un’altra a cercare qualcosa sul fondo dello zaino. Il tram partì e con lui quella buffa parentesi di giornata.  ​​

I nostri festeggiamenti

I nostri travestimenti

e gli Incontri del Terzo tipo!

“Questa è tutta pazza, Celeste! “”Vero, per fortuna”, replicò senza incertezza l’amica.

E "Per fortuna" lo sussurrò a se stesso mentre pensava a come era iniziata quella giornata cercando adrenalina con la sua bici, schivando i passanti con lo sguardo abbassato. “Dai su, spirujati Ma Friend, che qua tra poco si rimette a piovere e tu come al solito ti affidi solo a questo kway.” “Tranquilla che sono veloce, la prossima volta nel dubbio tu mandami un messaggio: Allerta meteo e amiche pericolose.” Celeste scoppiò in una risata fragorosa ”Solo tu puoi risolvere questo caso, Ingegnè!”.

Vincenzo scosse la testa divertito e salì in sella al suo destriero più scattante che mai.  ​​

Fastidio e curiosità si alternavano come pedali lungo la strada verso casa. Sentiva tutto e mentre la pioggia lo asciugava dall’aridità di quelle giornate respirava a pieni polmoni per raccogliere un’emozione confusa che sapeva di risveglio.

..E così dopo 10 anni da quell'incontro, a forza di punzecchiarci e scontrarci scoglio su onda abbiamo costruito questo spazio strano che esiste tra noi due.

Non è né pace né guerra, è una tensione sospesa che ci tiene vicini, ma mai allineati.

Ci siamo cercati anche quando non volevamo trovarci. E ci siamo feriti, a volte, ma senza mai perdere il gusto di sentirci vivi l'uno nell’altro.

Siamo arrivati a questo giorno con tutto il carico di sguardi che non abbiamo mai avuto il coraggio di tenere troppo a lungo.

E ora che siamo arrivati a questo giorno, finalmente insieme,
ci guardiamo e sorridiamo.
Perché questo amore, così strano da spiegare e così chiaro da sentire,
non doveva assomigliare a niente.
Doveva solo assomigliare a noi...

bottom of page